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By Massimo Usai

Vi ricordate quel brano tratto dai Fratelli Karamazov di Dostoevskij in cui Alyosha ascolta mentre Ivan recita la poesia sull’incontro tra Gesù e un capo dell’Inquisizione Spagnola? 

No?, neanch’io, onestamente, ma dovremmo, giusto?

Dovremmo ricordarci di leggere tutti i classici, così come avremmo dovuto guardare tutte e cinque le ore di Das Boot e conoscere le opere di Frank Capra, Orson Wells e Fritz Lang.

Dovremmo sapere come far cadere frasi latine casuali in battute spiritose;

Dovremmo sempre migliorare noi stessi, appesantiti dal peso di libri non letti.

Dovremmo passare la nostra vita a perseguire un sé migliore e più istruito.

Si, no.

Una cosa che ho studiato ed osservato negli anni, è la mia devoluzione culturale.

Negli anni avevo sentito più musica di Springsteen o Dylan che ascoltato Debussy e potevo nominare chiunque suonasse anche un solo strumento nei loro dischi, ma avevo poche chance di fare anche solo dieci nomi di musicisti classici.

Stessa cosa nelle letture. 

Non posso neppure accusare i miei genitori di questo. 

Mia madre comprava classici quando ero un semplice teenager, collane intere di classici. 

Ne ricordo un centinaio completamente rivestiti in rosso in una libreria dedicata che credo abbia ancora da qualche parte.

Quanti ne ho letti? Forse 5?

Una decina di anni fa ho cercato di trovare intrattenimento nei film classici, trascorrendo il venerdì sera addormentandomi di fronte a film tecnicamente grandi ma che trovano noiosi.

Sapevo che c’erano persone che amavano trascorrere il venerdì notte seduti con una pipa e una copia rilegata in pelle dei racconti di Canterbury per raggiungere la pace interiore perfetta.

Io ascoltavo Tom Waits per raggiungere gli stessi obbiettivi.

Anni fa, non sarei mai stato d’accordo con questi metodi, e solo recentemente ho imparato cosa significhi immergersi nei classici e quanto gratificante sia andare a dormire alle luci dell’alba del sabato mattina e dormire fino all’ora del pranzo, esausti e pieni di nuove emozioni e nuovo sapere.

Ho imparato che la maggior parte delle cose gratificanti è la conseguenza di un lavoro duro.

Ora capisco che sarebbe stato piacevole aver fatto queste cose più frequentemente e molto prima nella vita. 

Negli ultimi 20 anni ho forse speso troppo tempo in forum e social networks e capisco che, sa un lato mi ha comunque portato alcune amicizie importanti, avrei dovuto regolare meglio il mio tempo libero.

Ho avuto come la sensazione, certe volte, che dovevo essere presente nelle discussioni, come nel dover completare una lista di controllo che dovevo riempire per soddisfare le esigenze di altri.

Una volta, sentii una dichiarazione attribuita a un filosofo che ora come ora non ne ricordo il nome, che diceva una cosa simile: “la vita si muove abbastanza velocemente. Se non ti fermi a guardarti intorno una volta ogni tanto, potresti perderti nella sua velocità”.

In pratica serve equilibrio e abbandonare l’idea di sentirsi obbligati a correre.

Se tutto va veloce attorno a noi, nessuno ci obbliga ad essere altrettanto imprudenti e irresponsabili con noi stessi.

Ora ho imparato a leggere i classici e ne sono felice, ma trovo comunque ancora felicità quando mi perdo in qualcosa di super leggero su Netflix.

Mi va di citare un pensiero di un famoso marinaio con “un debole per gli spinaci”: Io sono quello che sono e questo è tutto quello che sono”.

Questo ha portato ad avere ora meno inviti a cena, specie da parte di teorici critici, ma comunque a me non dispiace mangiare da solo o in stretta e minimale compagnia alle 5 della sera, in modo da poter mantenere la sera libera per completare me stesso avvolto in ascolti, visioni e letture.

Alla fine, ci facciamo mille domande e mille analisi con noi stessi, ma poi guardo il cane russare nel tappeto di casa, con la pancia piena di cibo e mi chiedo sempre come ha fatto a capire il senso della vita. 

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Tutto questo nonostante non abbia lui mai letto una sola parola dei “classici”? 

E quando guardo un film in bianco e nero, un vero classico, lui dorme più profondamente e russa come un uomo stanco che ha appena finito un turno di dieci ore in miniera.

Senza dubbio lui ha capito tutto dalla vita, mentre io continuo a farmi troppe domande che non hanno risposte sensate.

Forse è arrivata l’ora di bagnare questo biscotto di mandorle in un bicchiere di Vin Santo e godermi la neve che scende lieve in strada, colorando di bianco il grigio della giornata appena passata. 

Massimo Usai

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