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Gravity Always Wins

Gravity Always Wins

(Post orginale scritto il 07-07-2017)

Un terzetto di concerti in compagnia dei Radiohead rischiano di far diventare questa la stagione più’ intensa della mia vita di appassionato di musica live della mia (adesso si..) lunga vita.

Per seguire la mia musica, i miei artisti, ho sempre (o quasi..) dovuto viaggiare.

Il muoversi ha sempre fatto parte dei miei primi anni di concertista e poi, una volta trasferito a Londra nel 1999, ho viaggiato meno.

Negli ultimi anni, in compagnia del mio fedele compagno di concerti Peter, abbiamo ripreso a viaggiare per vedere musica dal vivo.

Per i Radiohead e’ la seconda volta in 12 mesi che lo facciamo, lo scorso anno a St. Gallen in Svizzera, questa volta a Firenze, poi a Glanstonbury (la mia prima volta al mitico festival) e poi a Gdynia in Polonia, per una quattro giorni che si preannuncia anche questa molto epica nel suo insieme.

Ma partiamo da questa prima serata: Firenze.

Il viaggio e’ preparato da molto tempo, la sveglia e’ alle 5 del mattino, si raggiunge Bologna e poi con auto a noleggio giù’ a Firenze per tornare la notte stessa nella cittadina emiliana.

La sveglia e’ circa un’ora prima del previsto. Il cellulare lampeggia di continuo, ci sono molti messaggi, mi preoccupo e controllo. Nulla di personale, ma Sky e la BBC continuano a mandare aggiornamenti su un incendio a Londra, nella zona West della città’.

Inconsciamente mi preoccupo se il taxi possa avere qualche problema a passare da quelle parti con tanti pompieri in giro, non penso troppo all’incendio, le prime notizie non sono chiare, penso a me stesso, al mio concerto.

Un’ora dopo, sul taxi, vedo questa nuvola di fummo enorme, molto grande, il palazzo in questione e’ coperto da altri palazzi e molti alberi, ma il fummo e’ intenso, ripenso al pensiero precedente e mi sento un tantino idiota e colpevole di aver messo i miei interessi al di sopra di ogni altra considerazione.

Ne capisco la gravita’, ma ancora siamo all’oscuro delle dimensioni. Il tassista sa tanto quanto me e Peter in aeroporto mi dice di aver visto dalla sua finestra bene il palazzo in fiamme e mi diceva di essere rimasto impressionato e preoccupato.

Solo a Bologna, mentre si pranza, cominciamo a vedere immagini sulla Tv dove mangiamo tortellini fatti a mano, di come le fiamme abbiano distrutto il palazzo e come la nostra città’ sia nuovamente sotto gli occhi internazionali della cronaca per gravi fatti di cronaca.

Con queste discussioni ci avviciniamo a Firenze e il primo problema che ci distrae e’ trovare l’Ippodromo, oltre ad un posto dove caricare i nostri telefonino orfani dei cavi lasciati distrattamente in albergo.

Una volta sistemata l’auto e trovato l’ingresso, siamo nel bel mezzo di uno spazio grande come lo spazio riservato ai concerti a Hyde Park ma con mille facilitazioni in meno e una marea di polvere in più’.

Non e’ uno spazio ideale, molto “arrangiato” e guardiamo il cielo sperando che le nuvole sopra di noi trattengano non solo il Sole da ferirci la nostra bianca pelle poco abituata a queste temperature, ma che tenga duro anche in modo che la pioggia non cada sulle nostre teste e impantani un luogo chiaramente non adatto a reggere l’acqua piovana.
La temperatura e’ alta e lo spazio enorme consente a tanti turisti di trovare il biglietto all’ultimo momento, ed ecco spiegato il motivo di tanti inglesi vicino a noi. Sembra sul serio di stare a Londra più’ che in Italia e quando James Blake parte con al sua scaletta, la sensazione di trovarsi nella nostra città’, più’ che in Italia, e’ totale.

“Daydreaming” e’ l’apertura dei concerti di questo Tour dei Radiohead, cambia il resto della scaletta concerto dopo concerto, ma l’apertura e’ la stessa, ed e’ come aprire un libro, una sensazione di viaggio, di sogno, che parte lento, sognante, con luci semplici che vanno poi a proiettare un cielo pieno di stelle, di luci splendenti, piccole ed intense.

La sensazione di gioia e’ totale e il pubblico reagisce con un boato quando le luci sono tutte accese e pare d’essere immersi in una galassia.

Il concerto si arricchisce di luci, di suoni, il pubblico canta, partecipa e i Radiohead paiono sentirla questa vibrazione positiva e la stanchezza mia e di Peter svanisce con il passare delle note e l’avanzare della notte.

Prima ancora dei bis ci scambiamo opinioni veloci e per entrambi siamo senza dubbio su un livello differente e superiore ad un anno fa in Svizzera.

I Radiohead sono di certo una delle rock band migliori al Mondo e questo Tour vuole confermarlo a tutti i fans ma credo anche e soprattutto a loro stessi.
Arrangiamenti differenti accompagnano molte canzoni e Exit Music e’ epocale nel suo nuovo arrangiamento, basilare come collante a tutto quello che era arrivato prima e quello che arriva dopo o deve ancora arrivare.

“Ok, Computer” compie 20 anni e la celebrazione e’ globale. Nessun esperto di musica mai negherà’ come questo disco abbia segnato sul serio un punto basilare della musica rock.

“Ok, Computer” e’ basilare come St Peppers dei Beatles oppure Blonde on Blonde di Dylan, basilare come Remain the Same dei Talking Heads o Ziggy Sturdust o Low di Bowie o la Banana dei Velvet Underground.

Sono dischi che tutti devono avere in casa, perché’ da li parte tutto quello che noi ascoltiamo nei nostri giorni e speriamo sempre che un’altro disco epocale simili arrivi all’improvviso e ci faccia sussultare ancora e condizioni i giovani musicisti che creano un nuovo genere, una nuova tendenza, una nuova vena da cui creare arte e farci emozionare.

“Ok, Computer” e’ ovviamente basilare in questa data fiorentina, e la fa da padrone nella scaletta, creando onde di giubilo tra il pubblico, che e’ li per ogni cosa Thom Yorke vuole proporre, ma e’ anche li per celebrare e i concerti live, specie di band con un numero impressionante di canzoni super conosciute, specie si trasformano in questa apoteosi di massa. Questo rito celebrativo, dove vuoi la sorpresa, ma vuoi anche la conferma.

Firenze finisce con Karma Police cantata da chiunque sia presente all’Ippodromo e andando via ti accorgi che la sede del concerto non era certamente tra le migliori in cui siamo stati.

Difficolta’ ad uscire dalla struttura e un traffico infernale per tornare a Bologna. Decine di miglia di persone arriva da Bologna e dall’Emilia in genere e la società’ austradale ha pensato bene di fare lavori che ritardano il nostro rientro in albergo di ben 3 ore.

La mattina dopo dedichiamo il nostro tempo al turismo della città’ emiliana, a qualche buona mangiata, a commentare il concerto della sera prima e programmare il prossimo appuntamento: Glanstonbury.

Solo sette giorni dopo eccoci nuovamente in strada. Stavolta rimaniamo in Inghilterra, ma non proprio a Londra. 300 Km verso la Cornovaglia, a sud di Belfast, dopo StoneAge, nel bel mezzo di nulla.

Il festival rock più’ importante in Europa, l’unico che contrasta Coachella da questa parte dell’Oceano. Glanstonbury e’ leggenda. Glanstonbury e’ vivere il festival 24 ore su 24. Dormire in tenda, fare la fila per i bagni, preoccuparsi della pioggia. Sperare che il sole non sia troppo intenso. Crearsi una scaletta di cosa vedere e fare in modo di non confondersi con luoghi e orari.
“Programmare” e’ essenziale a Glanstonbury. Si va da spazi dove si e’ in solo 150 persone ad altri in 120mila. Duecentomila spettatori, altri 50 mila di contorno. Una città’ che nasce e muore in soli 5 giorni. Esserci e’ una Lotteria. Avere il biglietto e’ proprio una lotteria. Partecipi ad un sorteggio 11 mesi prima, non hai idea di chi ci suonerà, ma non e’ importante. Quel che conta e’ esserci.
Primo perché’ comunque Glanstonbury ti presenterà’ il meglio in circolazione, ma e’ cosi intenso come festival, che anche se eviti i due palchi principali e segui gli alti 30/40 palchi o i 20 spazi dedicati a comici, circhi od anche ad ascoltare la presentazione di un nuovo libro o la visione di un vecchio film, la tua esperienza festivaliera non e’ inferiore a quella di coloro che stanno ore e ore sotto il palco principale per la miglior posizione per vedere l’artista per cui si e’ viaggiato tante ore.

Noi vogliamo vedere bene i Radiohead e decidiamo che sarà’ l’unico concerto per cui si combatterà’ per la posizione davanti al Pyramid Stage.

Siamo organizzati ed allenati e quando arriviamo per lo show degli The XX, decidiamo di stare vicino a un gruppo di teenagers, che quasi sicuramente si muoveranno quando lo show del trio di Putney finirà’.

Intanto c’e’ da dire che gli XX sono piacevoli, e la loro emozione di suonare in un arena cosi grande, live alla BBC e prima dei Radiohead non e’ solo palpabile, e’ proprio espressa verbalmente dal trio in più’ di un’occasione.

Ricordo ancora quando non molti anni fa (nel 2010, solo sette anni fa) furono invitati per inaugurare l’accensione delle luci natalizie nella Putney High Street dall’associazione dei Commercianti. Avevano appena vinto un mini concorso interno alla scuola come la miglior band dell’anno.

Di certo non io, ma neppure loro, pensavano d’essere in pochi anni davanti a 150mila persone, ad aprire la strada ai Radiohead nel loro concerto più’ importante di questo Tour 2017.

Glanstonbury e’ calma, C’e; chi ha preso posizione in tende limitrofe non amando i Radiohead, ma il resto della popolazione festivaliera ha scelto proprio il campo di terra davanti al Pyramid Stage.

Tutto vogliono essere li, sentire i Radiohead in quella arena che in molti considerano “casa loro”, il loro territorio.

Daydreamer e’ uguale ed identica a Firenze, la reazione del pubblico e’ lo stesso uguale. Stesso stupore, meraviglia, silenzio e poi esplosione all’esplodere di stelle luminose proiettate dal palco.

La setlist tra Firenze e Glanstonbury e’ stravolta nell’ordine delle canzoni e per giunta a Glanstonbury i Radiohead eseguono meno canzoni dal nuovo album , mentre a Firenze trovano spazio The Numbers, Desert Island Disk e la versione di Exit Music era decisamente più’ suggestiva a Firenze.

A Glanstonbury trovano invece spazio Nude e la sorprendente e non tanto eseguita recentemente Creep. La chiusura dei due concerti e’ esattamente la stessa: Karma Police.

Ci vogliono giorni per trasportare gli enormi Tir che servono per preparare lo show da Glanstonbury a Gdynia, nel nord della Polonia, a pochi chilometri da Danzica.

Ed anche per me e’ un lungo viaggio. Il ritorno a Londra la domenica da Glanstonbury e poi il giorno successivo aereo per Varsavia, da dove, la mattina dopo, con 500 Km aggiuntive di strada, raggiungo Danzica.

Non e’ la prima volta che vengo in questa bella città’ polacca, per cui spendo il primo giorno per recuperare pass per il concerto e riposarmi in attesa della giornata successiva.

E’ la sedicesima edizione di questo Festival, l’Open’Er, che negli anni passati ha avuto nomi eccellenti come Artic Monkey, Bjork, Blur… e tanti altri.

Quattro giorni di Festival, sei palchi e le prime due serate hanno gli stessi headline di Glanstonbury: Radiohead e Foo Fighter.

Ancora una volta mi trovo davanti James Blake che ha più’ spazio che a Firenze e si lascia andare ad uno show più’ lungo e più’ intimo, anche perché’ mi pare di capire che il pubblico polacco sia più’ interessato alla sua esecuzione più’ di quello italiano e su certe canzoni alcuni sul pubblico si lascia sfuggire le lacrime e finisce direttamente nel grande schermo di lato al palco.
E’ intenso e tirato il suo show e mi lascio trasportare anche io, sperando che alla fine molti decidano di cambiare palco cosi posso guadagnare terreno per una migliore posizione per i Radiohead, ma cosi non sarà’. C’e’ grande attesa per l’esecuzione del gruppo inglese e nessuno si muove alla fine di James Blake.

Nella mia testa c’e’ la sensazione che i Radiohead vadano ad eseguire una scaletta di soli successi e su questa base mi convinco che sto per assistere ad un Great Hit del gruppo di Oxford e ingenuamente mi dimentico di chi essi siano.

Ultimamente i contatti con la Polonia sono stati intensi da parte delle band ed anche il video appena pubblicato di “I Promise” (l’inedito nella versione celebrativa di Ok Computer) e’ stato ispirato e girato a Varsavia.

Il Concerto ha da subito una piega differente, fin dal modo di vestire di Thom Yorke e il pubblico apprezza la “sorpresa” e The Gloaming, All I need , Reckoner, The National Anthem sono inserite e le versioni sono uniche e particolari, specie The National Anthem che usa basi di radiogiornali polacchi del periodo sovietico e poi omaggiano il Paese con l’inserimento di una frazione di secondo dell’inno polacco.

E’ un’esplosione di suoni, volumi tirati, versioni tecno-hardrock delle canzoni e Jonny Greenwood pare godere non poco di questa serata.

Creep e Karma Police spariscono a sorpresa dalla scaletta e qualcuno ne e’ deluso, ma per me e’ stata una scelta interessante e quando quasi all’una della notte hanno deciso di chiudere lo show con Street Spirit, mi sono sentito soddisfatto di questa scelta azzardata della band.

Tre concerti dei Radiohead in 14 giorni, tre Nazioni diverse. Tre esperienze completamente differenti, ma complementari una con l’altra. Tutte con un senso diverso. La sensazione finale e’ che nessun concerto e’ stato migliore dell’altro, perche’ sono stati tre concerti completamente diversi.

Non solo nelle scalette, nell’ordine delle canzoni, ma sono state diverse versioni, alcune originali e che mai verranno ripetute (e su questo la data polacca ha spiccato su tutte le altre), altre eseguite in modo differente tra un concerto e l’altro. Su tutte “Exit Music” e’ la canzone piu’ camaleontica dell’intero repertorio, e la versione fiorentina e’ stata la mia preferita.

Prima di questo trittico di concerti mi domandavo se non fosse una pazzia e dopo in molti mi hanno chiesto se ne e’ valsa la pena. Ebbene , credo che se capitera’ un’altra occasione in futuro, la ripetero’, magari in diversi luoghi, in differenti Nazioni, ma e’ stata una bella esperienza. Non solo artistica, ma pure turistica ed umana.

Mi ha fatto capire molte cose anche di me stesso, e’ stato un viaggio “dietro i Radiohead”, ma anche un viaggio dentro me stesso.

E’ stato un lungo viaggio che mi ha fatto riscoprire teenager e durante e in particolare dopo, ora, mentre scrivo, mi fa sentire nuovamente la carica giusta per ripartire, per affrontare nuove esperienze anche di vita.

Ora sono pronto.

Grazie a Thom, Jonny, Ed, Philip e Colin… ed ha tutti coloro che hanno condiviso con me in parte o in totale questi ultimi 15 giorni di Giugno.

Radiohead at Glastonbury 2017
©massimousai
https://www.flickr.com/photos/massimousai/
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