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We’re half awake in a fake empire

We’re half awake in a fake empire

Molto prima che le porte si aprissero, i fan si sono radunati all’esterno della Torwar Hall di Varsavia per il primo concerto del tour invernale europeo dei The National.

Il quintetto dell’Ohio sta promuovendo il suo ottavo album “I’m easy to find”, numero uno in parecchi Paesi nel Mondo e che ha ricevuto solo critiche positive.

Non è la prima volta che vedo i The National e ancora non ho capito bene se sono gruppo da piccoli spazi o da grandi arene.

Visti una volta prima del grande Neil Young ad Hyde Park a Londra, e un’apparizione veloce tre anni fa a Glastonbury, in uno spazio in fiamme che attendeva ben altro tipo di rock, visto che erano stati incastonati giusto prima dei Foo Fighters.

La Torwar di Varsavia è una situazione media. Circa 7000 posti in una struttura chiaramente di stile sovietico, che ha avuto due ristrutturazioni da quando c’è stata la Rivoluzione del 1989.

L’acustica è perfetta e la sensazione è positiva nel momento che il suond del gruppo spalla ( Misia Furtak, indie band dai suoni minimalisti e soffici), ti arriva in modo preciso e pulito.

L’ingresso dei The National è accolto da un boato incredibile del pubblico, che chiude l’introduzione di “A Great Night for Crying” (non è un caso, credetemi, non è un caso) di Johnny Mathis. Sulle notte sfumate della canzone, Matt Berninger si presenta con una bella pinta in mano e con un sorriso smagliante, consapevole che stasera ci farà piangere.

Per me lui rimane uno degli idoli musicali degli ultimi 20 anni. Scoprii i National nel 2001, nel momento del lancio del loro primo album e dopo l’uscita di Fake Empire l’amore è stato costante e Matt non ha mai deluso le aspettative con sonorità e testi che colpiscono in ogni parte del corpo, fuori e dentro.

La band, formata dalla doppia coppia di fratelli, i Dessner e i Devendorf, arriva dall’Ohio, ma è a New York che si è formata musicalmente ed ha sempre ruotato nel circolo composto da Bon Iver, St Vincent, Feist e Sufjan Stevens, quell’indie di classe timbrata USA, che sa tanto di college raffinato, studi eccelsi, classe minimale e sentimenti vissuti e sofferti.

Matt non suona nessuno strumento e la band, per riproporre i suoni del disco, si avvale del supporto quattro musicisti e due coriste, queste ultime, parte integrante dell’album “I’m easy to find”, che costituisce l’ossatura principale anche del concerto.

Matt Berninger ha avuto una crescita fenomenale in questi anni, la sua voce è sempre più tenebrosa e matura e la sua presenza nel palco è sempre più massiccia, la sua presenza scenica e fondamentale e ieri, non so perché’, ma forse c’entra e inconsciamente non lo so, dopo un’ora di concerto, l’ho paragonato a Jarvis Cocker dei Pulp, la mia mente è corsa immediatamente alla sua performance a Hyde Park alcuni anni fa. Fu magistrale e così come lo è stato Matt, nel concerto d’esordio del Tour europeo, che li porterà nelle più importanti arene delle principali Capitali Europee.

Gli ultimi due album sono stati setacciati alla grande, ma non sono mancate neppure alcune canzoni da grande coro con il pubblico, come “I need My Girl”, “Don’t Swallow the Cap”, “Fake Empire”

Su “Day I Die”, Matt ha cantato tutta la canzone correndo tra il pubblico, esaltando ancora di più (se mai c’è ne fosse stato bisogno..), la platea e mettendo a dura prova i tecnici che lo seguivano con il cavo del microfono che veniva quasi voglia di dirgli che esistono i radiomicrofoni. Ma Matt è uno che ascolta ancora il vinile e parlargli di trasmissioni radio per la sua voce, non credo sarebbe stata una grande idea.

Diciannove canzoni hanno chiuso la prima parte e nelle cinque dedicate all’Encore abbiamo avuto la massa musicale di Mr November, la dolcezza di “Light Years”, “About Today”, “Terrible Love” e la chiusura cantata esclusivamente dal pubblico, un coro di settemila elementi che cantava alla perfezione ogni singola parola di “Vanderyle Crybaby Geeks”.

Una dolce “Picture of you” dei Cure, accompagna il riaccendersi delle luci e la coda verso l’uscita è meno pesante del solito con la voce di Robert Smith.

Fuori fa freddo, è una classica notte invernale, un lunedì per giunta, di una Capitale dell’est Europeo.

Non c’è tempo per lamentarsi, abbiamo appena visto un concerto che difficilmente ci dimenticheremo.

Photo by Josh Sorenson on Pexels.com
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