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November/December brought to my mind the connections with memories connected at this time of the year.


One rainy day some years ago, I visited a countryside home.

As I approached the front steps, I saw a “welcome mat”.


Wasn’t well protected and was wet and not really welcoming.


I suddenly found myself holding back tears.


I was puzzled by my reaction until I remembered the winters in my childhood spent at my grandparents’ house.

Walking happily to see relatives with my parents on our annual Christmas visit to the extended family. Far from where we lived.


Picking pocket money and some chocolate boxes, and playing with cousins that in reality weren’t’ so close to me.


I remember the wet mats in every house we visited.


The sound of my shoes seeking comfort by rubbing the soles on those wet mats.


In my memory of those times, winters were always full of rain, humid days and places with the front door not well protected from the elements.


No doubt that wet mat has evoked the smells of distant memories — of people and places that were joyous and real but now belong to a past that never will be back.

By Massimo Usai


 ITALIAN VERSION

Novembre/Dicembre mi riporta alla mente i legami con la mia memoria con i ricordi collegati a questo periodo dell’anno quando ero solo un ragazzino.

Un giorno piovoso alcuni anni fa, ho visitato una casa di campagna. Mentre mi avvicinavo ai gradini anteriori, ho visto un “tappetino di benvenuto”. 

Non era ben protetto ed era bagnato e non davvero accogliente.

All’improvviso mi sono ritrovato a trattenere le lacrime. 

Sono rimasto perplesso dalla mia reazione fino a quando non mi sono ricordato degli inverni della mia infanzia trascorsi a casa dei miei nonni. 

Camminare felicemente per vedere i parenti con i miei genitori durante la nostra visita annuale di Natale alla famiglia allargata. 

Lontano da dove vivevamo la nostra vita.

Collezionare piccoli regali in soldi per comprarmi il gelato o alcune scatole di cioccolato da parte di parenti apparentemente felici di rivederci  e giocare con cugini che in realtà non mi erano così vicini come invece la parentela sembrava evidenziare.

Ricordo i tappetini bagnati in ogni casa che visitavamo. 

Il suono delle mie scarpe in cerca di conforto strofinando le suole su quei tappetini bagnati.

Nella mia memoria di quei tempi, gli inverni erano sempre pieni di pioggia, giorni umidi e luoghi con la porta d’ingresso non ben protetta dagli elementi.

Non c’è dubbio che il tappetino bagnato aveva evocato gli odori di ricordi lontani – di persone e luoghi gioiosi e reali ma che ora appartengono semplicemente a un passato che non tornerà mai più.

©MassimoUsai

Massimo Usai

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